AR E VR: PARENTI STRETTI DA 150 ANNI

AUGMENTED REALITY E VIRTUAL REALITY
parenti stretti da 150 anni

Le novità del XXI secolo in ambito tecnologico passano certamente attraverso la realtà aumentata e la realtà virtuale.

In un certo senso sono due universi simili, ma non uguali e in ogni caso la sperimentazione, almeno per quanto riguarda la realtà aumentata parte addirittura agli albori della fotografia, nel XIX secolo con la stereoscopia sui dagherrotipi. Solo oggi però queste due tecnologie sono in procinto di entrare nel mercato consumer mantenendo però ben differenziati gli ambiti di appartenenza.

Vediamo quali sono: in primo luogo la realtà aumentata è l’apparente illusione di incremento delle informazioni e delle percezioni visive dell’utente, mantenendo però la connessione con il mondo reale. La realtà virtuale invece nasce dall’apparente immersione totale dell’utente in un ambiente e non tangibile, che appunto crea una realtà diversa da quella reale, anche grazie all’uso di visori che lasciano il volto dell’utente totalmente coperto e slegato dall’ambiente esterno.

Esempi di AR e VR si sono susseguiti negli ultimi quattro decenni soprattutto nel cinema americano. Sono infatti due linguaggi che bene si conciliano con gli effetti speciali della settima arte.

Il primo a usare la realtà aumentata con un certo successo fu indubbiamente Stanley Kubrick nel suo 2001: Odissea nello Spazio, film del 1968; la sequenza del viaggio verso l’infinito fu infatti elaborata sfruttando fotografie dell’universo ad altissima risoluzione, sulle quali poi Douglas Trumbull applicò forme e linee geometriche (ottaedri in particolare) per dare l’effetto in realtà aumentata dello spazio in movimento a velocità iperluminali.

George Lucas, alcuni anni più tardi, si trovò invece a un dilemma non da poco: nel primo Star Wars la sua principale problematica fu quella di dare l’illusione del movimento relativo dell’astronave dei protagonisti. Escogitò quindi un modo tutto suo: invece di far muovere il modellino dell’astronave, fece muovere ad alta velocità le macchine da presa attorno al modellino e un secondo livello di immagini, che doveva simulare lo spazio profondo, fu creato in post-produzione tramite chroma-key fu aggiunto dalla Industrial Light and Magic. Questo è generalmente considerato il primo uso concreto, e forse anche inconsapevole, di realtà virtuale in ambito cinematografico.

Nel 1999 i fratelli Wackowski fanno della realtà virtuale un Blockbuster: The Matrix è un successo planetario e la realtà virtuale stessa è parte del soggetto del film; anzi si può dire che nel mondo di Matrix il nostro stesso mondo è fatto da un universo falso e apparentemente reale in cui vivono tutti gli esseri umani.

Alfonso Perugini