IL FUTURO DELLO STORAGE PER AR E VR

IL FUTURO DELLO STORAGE
per AR e VR
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Gli applicativi di realtà aumentata e virtuale e i sistemi di immagazzinamento di informazione hanno una evoluzione che viaggiano di pari passo. Nei prossimi 10-15 anni questi due campi saranno sempre più a stretto contatto e a loro volta evolveranno anche con l’ausilio di altre tecnologie. Infatti la progettazione di ambienti virtuali richiede sempre più spazio per l’informazione di cui necessita.

Questo a oggi si traduce anche e soprattutto in spazio fisico; non è raro infatti per le società di produzioni 3D/AR/VR appoggiarsi a server farms esterne e di enormi grandezze per svolgere al meglio il flusso di lavoro durante la lavorazione del prodotto. Il noleggio dei server influisce molto sulle società di produzione che, quindi, dedicano ogni anno grandi fette del loro budget alla soluzione di questo problema.

Tuttavia, la tecnologia di storage è in continua evoluzione e suggerisce soluzioni più pratiche e soprattutto economiche che avranno uno sbocco sul mercato nel biennio 2018-2019. Il mercato è attualmente dominato dalla tecnologia flash che negli anni ha sviluppato la velocità a discapito a volte della capacità del supporto di memorizzazione. Le soluzioni che si verificheranno nel medio futuro andranno a soddisfare sia le prestazioni di capacità che di velocità. Il primo esempio, senza ombra di dubbio è il HVD (Holographic Versatile Disc).

Già teorizzato alla fine degli ’70, è considerato l’erede naturale del Blu-Ray, ma a differenza di questo, non sarà una memoria di singolo accesso, ma sarà anche, a scelta dell’utente, una memoria di massa a basso costo che promette una capienza fino a 6TB allo stadio di sviluppo finale. Nel 2016 la Sony ha annunciato all’E3 di Los Angeles la messa in commercio del primo esemplare da 1TB: ovvero un supporto ottico con capacità di memoria di massa con velocità di lettura e scrittura paragonabili a un USB 3.0 o superiore delle dimensioni di un comune DVD.

HVD è il solo primo passo verso il futuro dello sviluppo dei flussi di informazione nell’industria VR: tra circa dieci anni sarà la volta del PCD (Protein-coated disc); tecnologia sviluppata dalla Harvard Medical School e dalla Florida International University in collaborazione con la giapponese NEC che già nel 2006 ha brevettato lo standard.

Si tratta di un DVD normale rivestito con una speciale proteina sensibile alla luce fatta da un microbo geneticamente modificato, che in linea di principio permette di memorizzare fino a 50 terabyte in un solo disco.

Ultimo ma non ultimo, il futuro anteriore: il computer quantico. Ai giorni nostri è ancora solamente teorizzato ma destinato a cambiare radicalmente il concetto stesso di computer e di flussi di lavoro, a partire dall’audiovisivo per concludere sulla realtà virtuale passando per il 3D e la realtà aumentata.

Alfonso Perugini