UN DECENNIO DI GIUSTE RIFORME

UN DECENNIO DI GIUSTE RIFORME
sull’industria cinematografica italiana
riforme

Il grande vuoto legislativo sugli aiuti all’industria cinematografica degli anni ’90 e 2000, ha portato il Parlamento Italiano a una serie di aggiustamenti e di normative della materia a partire dal dicembre 2007 con la prima legge sul Tax Credit (o credito d’imposta). Con l’abolizione infatti all’inizio degli anni ’90 della Legge Andreotti sulla produzione cinematografica indipendente, il blocco politico ultra-decennale sul rinnovamento della legge sul Centro Sperimentale di Cinematografia e della legge sulla filiera produzione-distribuzione, unita alla sciagurata apertura al mercato televisivo di Cinecittà Studios, questi vuoti hanno creato un vero e proprio far west senza regole troppe volte malamente giustificato sotto la parola liberalizzazione.

Il risultato della deregolamentazione è stato quindi disastroso!

Il cinema italiano, una volta prima potenza in fatto di industry in Europa e seconda solo a quella americana nel Mondo, perde di importanza e a risentirne è la qualità e quindi l’apporto economico del pubblico pagante nella sala cinematografica cala notevolmente.
Tuttavia, il Governo Prodi, la vigilia di Natale 2007, comincia a fare ordine concedendo alle produzioni cinematografiche il diritto di avvalersi di istituti di credito come main sponsor per le pellicole. Il concetto è abbastanza semplice: le banche concedono uso del brand e soldi in cambio di visibilità e soprattutto di notevoli sgravi fiscali dallo Stato. La strategia adottata per circa dieci anni funziona, e anche bene, e il Tax Credit viene ampliato con una nuova legge a tutti o quasi i tipi di società private.

Allo stesso modo cambia il concetto stesso di product placement. Dal 1995 al 2008 la cosiddetta pubblicità occulta all’interno dei prodotti cinematografici è limitata per legge se non addirittura vietata. Nel 2008 infatti la normativa in merito viene riformulata sia per la televisione, sia per il cinema dove viene distinto il placement visual da quello verbal e sono subito diverse le case cinematografiche ad avvalersi di questo strumento finanziario: uno dei primi esempi è il film L’allenatore nel pallone 2 con Lino Banfi, dove gli sponsor riempiono gran parte del film diretto da Sergio Martino.

Ultimo ma non per importanza, è l’apporto di fondamentale importanza del fondo del MiBACT – Direzione Generale Cinema e delle procedure per accedervi ora più chiare, semplici e trasparenti grazie alla Legge Franceschini del 2016, che ha devoluto al fondo più di 400 milioni di euro da destinarsi esclusivamente alla produzione cinematografica.

L’ultimo decennio è stato quindi propedeutico alla ricostruzione della industry filmica italiana su base macroeconomica, ma si sa, per distruggere ci vuole poco, per ricostruire tanto, ma la strada intrapresa è quella giusta per un più roseo futuro del nostro cinema.

Alfonso Perugini